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Malditesta Cefalea

La prima tappa per un trattamento efficace risiede in una corretta valutazione differenziata ed in una minuziosa raccolta dei dati anamnestici. Non si deve sottovalutare niente nemmeno situazioni che ormai si ritengono superate, come per esempio vecchi traumi che vengono ritenuti ormai troppo datati per influire sulla cefalea o patologie che vengono tenute sotto controllo ( per cui spesso ritenute impropriamente risolte ) dall'assunzione di notevoli dosi di farmaci. Infatti solo con una corretta valutazione si puo approntare una terapia efficace. Il trattamento farmacologico può essere soltanto sintomatico e come tale va considerato un palliativo.
Nella cefalea muscolo-tensiva è molto importante il trattamento fisioterapico, che ha la funzione di ripristinare le curve fisiologiche della colonna vertebrale, spesso alterate, e risolvere le contratture e le tensioni muscolari; molto valida risulta essere la Rieducazione Posturale Globale, associata a mobilizzazioni decontratturanti e/o TECAR-terapia; chiaramente si devono poi, in base alla cause, trattare i distretti che durante la valutazione sono risultati interessati anche se si trovano in zone distanti dall'area dolorosa.
Va comunque considerato che spesso, un lavoro di rilassamento somato-emozionale effettuato dal terapista specializzato in zone ben precise del corpo, si rende necessario per il buon fine della terapia stessa.
Cefalea
Genericamente la cefalea può essere identificata con il comune mal di testa; tuttavia può manifestarsi in vari modi: "cerchio alla testa", sensazione di peso, di trazione, di pulsazione, di compressione, ecc. L'insorgenza può essere graduale o violenta e improvvisa, interessare parte o tutta la testa; la durata può essere molto breve o molto lunga; il dolore può associarsi a disturbi neurovegetativi come arrossamenti in volto, vomito, nausea, vertigini.
Si ritiene che la mal di testa sia il disturbo neurologico più diffuso nei paesi industrializzati; circa il 50% della popolazione presenta almeno un episodio di cefalea l'anno, con una netta prevalenza della cefalea tensiva e nelle donne.
Cause
Le cause possono essere numerosissime: una prima classificazione va fatta tra cefalee primarie e secondarie; questeultime possono essere causate da traumi cranici, patologie cerebrovascolari, ipertensione arteriosa, sinusite, infezioni, o più semplicemente da stress, insonnia, digiuno, fumo, alimenti (cioccolata, molluschi) o bevande (caffè, alcool). Le cefalee primarie invece sono sostanzialmente l'emicrania, la cefalea tensiva e la cefalea a grappolo.
In questa sede ci concentreremo sulla cefalea tensiva o muscolo-tensiva, che è quella di pertinenza fisioterapica.
La cefalea tensiva generalmente si presenta con un dolore continuo, sordo, che interessa tutta la testa, ma che non impedisce le comuni attività, anche se può disturbare il sonno.
Spesso tale cefalea compare a seguito di stress o di iperlavoro e può associarsi a cervicalgia.
La tensione muscolare, come dice il nome stesso della patologia, sembra essere il principale fattore scatenante il dolore. Tra le principali cause dell'aumentata tensione e contrazione della muscolatura cervico-cranio-nucale, si riconoscono: stress, ansia, posture scorrette, malocclusioni, problemi somato-emozionali insieme a tutte le cause sopracitate.

Che cos’è la malattia di Dupuytren?

È una malattia caratterizzata da un ispessimento e da una conseguente retrazione dell’aponeurosi palmare con conseguente flessione permanente di una o più dita della mano.

Chi colpisce?

La malattia colpisce più frequentemente i soggetti di sesso maschile verso i 50 anni di età, spesso bilateralmente.
Le dita più frequentemente interessate sono l’anulare e il mignolo. L’eziopatogenesi è tuttora sconosciuta.
La malattia fu codificata dal barone Guillaume Dupuytren (chirurgo francese 1777-1835) che nel 1826 descrisse il quadro clinico. Egli aveva infatti osservato che le dita del suo cocchiere tendevano a retrarsi in assenza di dolore; ipotizzò dunque che i microtraumatismi dovuti all’attivitè lavorativa potessero essere responsabili del quadro clinico.

Cosa provoca?

Il quadro anatomo-patologico è caratterizzato all’inizio da ipertrofia con formazione di noduli fibrosi nel contesto dell’aponeurosi palmare e quindi una successiva sclerosi retraente dell’aponeurosi stessa con formazione di cordoni.
I cordoni fibrosi retraendosi esercitano trazione a livello della loro inserzione alla base della falange distale provocando così una progressiva flessione irriducibile delle dita.

La cute sovrastante tende ad aderire alla aponeurosi sottostante ombelicandosi.
La malattia è subdola nel suo divenire in quanto non provoca quasi mai dolore; evolve di solito lentamente nel giro di alcuni anni.

A seconda della gravità del quadro clinico siamo soliti distinguerla in 4 stadi:

Stadio 1. Presenza del nodulo senza alcuna flessione delle dita.

Stadio 2. Flessione delle dita < 45°

Stadio 3. Flessione delle dita < 90°

Stadio 4. Flessione delle dita > 90°

Qual è il trattamento?

Il trattamento nel primo e nel secondo stadio è sicuramente fisioterapico e consiste nell’utilizzo della TECAR e della chinesiterapia passiva, mirata alla distensione dei tessuti,al recupero articolare e conseguentemente alla riduzione del dolore.

Negli stadi successivi il trattamento è quello chirurgico che non deve essere eseguito troppo tardivamente (stadio 4) quando le eccessive aderenze e le forti retrazioni cicatriziali non renderebbero possibile una completa ripresa funzionale,nemmeno con l’ausilio della successiva e indispensabile fase fisioterapica-riabilitativa.