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Ernia del disco

Che cos’è l’ernia del disco lombare?
E’ una sindrome dolorosa che dalla regione sacrale si irradia con distribuzione radicolare all’arto inferiore, nel territorio del nervo sciatico. L’ernia discale rappresenta la causa più comune di lombosciatalgia. Colpisce preferibilmente il sesso maschile nell’età compresa tra i 35-50 anni.

Quando si verifica?
Si verifica quando, sotto l’impulso di sollecitazioni, il nucleo polposo riesce a superare le fibre del legamento longitudinale posteriore. L’alterazione compisce in genere l’ultimo disco lombare.

La sintomatologia
E’ rappresentata da dolore lombare trafittivo che si irradia lungo l’arto inferiore con associate notevole contrattura muscolare antalgica.
Sintomatologia periferica: Irradiazione del dolore nella zona di innervazione della radice compressa. Alterazione della sensibilità cutanea: parestesie, ipoestesie. Alterazione dei riflessi osteo-tendinei. Deficit del tono muscolare. Deficit motori: precoce esauribilità, paresi, paralisi (raro).

Indagini strumentali
•    Rx del rachide lombo-sacrale in due proiezioni.
•    TAC
•    RMN

Terapia
La terapia medica è sintomatica e di solito trova riscontro solo nelle fasi iniziali. I farmaci più usati sono associazioni di antinfiammatori + miorilassanti ed generalmente cortisonici.
Nella fase acuta la fisioterapia può essere di aiuto con l’applicazione locale del Laser e della Ionoforesi. Sempre in ambito fisioterapico anche se può sembrare contraddittorio, si è visto che una leggera forma di calore locale può essere vantaggiosa.
Superata la fase acuta si può passare ad applicazioni di TECAR (teoricamente utilizzabile anche in fase acuta) e poi è indispensabile la Ginnastica Posturale.

Quando la sintomatologia persiste è indicato l’intervento chirurgico di asportazione dell’ernia. Anche in questo caso il chirurgo già nel post-operatorio consiglia  la Ginnastica Posturale.

Che cos’è la malattia di Dupuytren?

È una malattia caratterizzata da un ispessimento e da una conseguente retrazione dell’aponeurosi palmare con conseguente flessione permanente di una o più dita della mano.

Chi colpisce?

La malattia colpisce più frequentemente i soggetti di sesso maschile verso i 50 anni di età, spesso bilateralmente.
Le dita più frequentemente interessate sono l’anulare e il mignolo. L’eziopatogenesi è tuttora sconosciuta.
La malattia fu codificata dal barone Guillaume Dupuytren (chirurgo francese 1777-1835) che nel 1826 descrisse il quadro clinico. Egli aveva infatti osservato che le dita del suo cocchiere tendevano a retrarsi in assenza di dolore; ipotizzò dunque che i microtraumatismi dovuti all’attivitè lavorativa potessero essere responsabili del quadro clinico.

Cosa provoca?

Il quadro anatomo-patologico è caratterizzato all’inizio da ipertrofia con formazione di noduli fibrosi nel contesto dell’aponeurosi palmare e quindi una successiva sclerosi retraente dell’aponeurosi stessa con formazione di cordoni.
I cordoni fibrosi retraendosi esercitano trazione a livello della loro inserzione alla base della falange distale provocando così una progressiva flessione irriducibile delle dita.

La cute sovrastante tende ad aderire alla aponeurosi sottostante ombelicandosi.
La malattia è subdola nel suo divenire in quanto non provoca quasi mai dolore; evolve di solito lentamente nel giro di alcuni anni.

A seconda della gravità del quadro clinico siamo soliti distinguerla in 4 stadi:

Stadio 1. Presenza del nodulo senza alcuna flessione delle dita.

Stadio 2. Flessione delle dita < 45°

Stadio 3. Flessione delle dita < 90°

Stadio 4. Flessione delle dita > 90°

Qual è il trattamento?

Il trattamento nel primo e nel secondo stadio è sicuramente fisioterapico e consiste nell’utilizzo della TECAR e della chinesiterapia passiva, mirata alla distensione dei tessuti,al recupero articolare e conseguentemente alla riduzione del dolore.

Negli stadi successivi il trattamento è quello chirurgico che non deve essere eseguito troppo tardivamente (stadio 4) quando le eccessive aderenze e le forti retrazioni cicatriziali non renderebbero possibile una completa ripresa funzionale,nemmeno con l’ausilio della successiva e indispensabile fase fisioterapica-riabilitativa.